Fatture elettroniche e PA
di Alessandro De Pasquale
Leggevo, in un noto quotidiano economico in edicola nei giorni scorsi, di un accordo tra i produttori di software specializzato per l’adozione di uno standard XML per la fattura elettronica per ottemperare agli obblighi previsti, dalla legge finanziaria 2007, in
L’accordo è senza dubbio interessante perché risolve il problema degli standard trasmissivi ed evita di dover ricorrere a fastidiose conversioni di formato tra applicazioni diverse.
Quello che mi incuriosisce sono le affermazioni riguardo al fatto che in questo modo le operazioni potranno essere completamente automatiche e che non sarà più richiesto l’intervento manuale.
Rilevo, che la comprensione dei problemi relativi alla trasmissione ed alla gestione dei documenti informatici non sia ancora diffusa come dovrebbe, anche tra gli addetti ai lavori (produttori di software, contabile, giornalisti ecc.).
L’introduzione della fattura elettronica in Italia è avvenuta tramite un decreto legislativo il 20 febbraio 2004. Nel decreto si impone un accordo tra le parti per lo scambio di fatture elettroniche.
Tale accordo è necessario perché entrambi gli attori della transazione devono essere in grado di “leggere” e trattare i documenti scambiati.
L’accordo su un formato XML di fattura elettronica consente di “leggere” il documento a tutte e due le parti ma non è sufficiente per il trattamento completamente automatico dei documenti, infatti, per escludere trattamenti manuali, occorrerebbe condividere anche i codici e non solo i formati.
Mi spiego meglio, se invio una fattura elettronica indicherò i miei codici per indicare i prodotti, l’IVA, le condizioni di pagamento ecc. una vera gestione automatica dovrebbe interpretare tali codici e gestirli correttamente.
La registrazione contabile di una fattura prevede che si immettano non solo i dati relativi all’IVA ma anche i dati gestionali relativi al tipo di merci e servizi acquistati, alle condizioni di pagamento, sconti ecc.
Se acquistiamo una matita, un computer o un edificio, sicuramente li imputeremo a voci di conto contabile differenti, vorremo aggiornare le giacenze di magazzino, aggiornare gli scadenziari per i pagamenti ecc. Pensare di evitare le operazioni manuali e quindi di evitare che ci sia un operatore a imputare le giuste voci del piano dei conti, interpretando e traducendo la voce di costo indicata nella fattura in quella corrispondente in quella particolare circostanza, senza standardizzare anche i codici utilizzati nelle fatture è una visione ingenua e superficiale del problema complesso delle registrazioni contabili.
Ritengo però che non viviamo in un mondo di ingenui e superficiali, penso che, probabilmente, ci sia una visione settoriale da parte di ciascuno degli addetti ai lavori e che quindi manchi un approccio a 360 gradi della problematica. Ognuno degli addetti ai vari settori (contabile, software e normativo) dovrebbe cercare di allargare la sua visione anche agli altri.
In alcuni casi si è provveduto già a queste standardizzazioni, pensiamo alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO), al settore della distribuzione di materiale elettrico, all’indotto delle grandi aziende automobilistiche e, nella Pubblica Amministrazione, al prontuario farmaceutico nella Sanità, in altri casi non c’è nessuno standard di riferimento e occorre in qualche modo svilupparlo.
Ritengo pertanto che al di la delle dichiarazioni ottimistiche l’adozione della fattura elettronica nella PA sarà graduale settore per settore, cominciando proprio da quello più avanzato come quello della sanità, spero che non ci si limiti a inviare l’immagine della fattura tramite un messaggio di posta elettronica che non offrirebbe alcun vantaggio reale alle imprese ed alle Amministrazioni ma, anzi produrrebbe un aggravio degli oneri e sarebbe l’ennesima occasione mancata.
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