Chi è contro la PEC?
di Alessandro De Pasquale
In occasione della conversione, da parte della Camera dei Deputati del cosiddetto decreto antricrisi, nei giorni scorsi, ho sentito parlare e letto su vari siti di detrattori e difensori della Posta Elettronica Certificata, di abolizione dell'obbligatorietà della PEC eccetera, vedi ad esempio questo link.
A questo punto sono spuntate le critiche ai supposti "detrattori" che vedono, in questi, un atteggiamento distruttivo e ostile all'innovazione portata dalla PEC.
Ritengo che i commenti e le azioni avverse alla PEC siano stati male interpretati. I detrattori della PEC, nella maggior parte dei casi, non criticano le finalità dello strumento, ma la critica è rivolta al fatto che lo strumento individuato dal dPR 68/2005 non è conforme agli standard europei. La crociata di questi signori non è contro la PEC in assoluto ma contro la definizione rigida e incompatibile con il resto dell'Europa.
La legge di conversione del decreto non indebolisce la PEC come finalità, le funzionalità sono proprio quelle della PEC originale ma, il provvedimento, adotta un atteggiamento indipendente dalla tecnologia riferendosi ad un sistema in grado di attestare integrità, provenienza e data di invio e ricezione della posta. Quindi la nuova norma non cancella, anzi ribadisce, l'obbligo di usare, per i soggetti indicati, uno strumento in grado di assicurare una comunicazione elettronica, adeguata ai tempi e che garantisca tutte le caratteristiche della vetusta Raccomandata con ricevuta di ritorno.
L'adeguamento, introdotto nella conversione del decreto anticrisi, costituisce una vittoria per tutti, significa avere validità probatoria delle comunicazioni elettroniche che abbiano le caratteristiche richieste e non essere legati a standard non interoperabili fuori dal Paese, inoltre garantisce la possibilità, per gli utenti, siano essi cittadini, imprese o PPAA, di adeguare gli strumenti con il progresso tecnologico continuo cui questo settore ci ha abituati.
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